venerdì 10 giugno 2016

AMERICA, AMERICA, MA DOVE CI PORTERAI??? I CAPOLAVORI DELLA CRIMINALE HELLARY : LA SANTIFICAZIONE DI AL QAIDA, LA DISTRUZIONE DEL GRANDE FIUME ARTIFICIALE

L'ANGELO DELLA MORTE?!?
Dall'interessante riflessione di Maurizio Blondet sul vero e proprio sabba scatenato all'interno della galleria del S.Gottardo per una sorta di cerimonia di inaugurazione del traforo di indubbio quanto inquietante cattivo gusto, questo demoniaco angelo-bambino sembra portarci la ulteriore cattiva novella riguardante gli USA, con il vero e proprio sdoganamento di Hellary, o Killary, come dicono laggiù...


Beh, a tutti capita di sbagliare, io personalmente avevo avuto grandi speranze nei giorni dell'orgoglio di Atene, o almeno in quelli che parevano tali, poi meschinamente ricondotti nell'inghippo nauseabondo dei sacerdoti del FMI e della finanza assassina.
Qualcuno a proposito dell'Italia continua a farlo nel balletto delle "solidarietà" in cui pare si sia inserito anche il Movimento 5 Stelle con l'approccio "romano" della candidata Raggi. A meno che non si tratti di una "maturazione" del M5S nelle tecniche di approccio al potere: nella campagna elettorale - cioè - si dichiara il contrario di quello che poi si farà una volta eletti. Di fatto la Raggi pare si sia messa in gara con la Boldrini nell'elenco delle cose (in realtà da non fare) riguardanti l'emergenza-accoglienza-"migranti", che sarebbe in realtà una emergenza "permanenti" inteso (in due direzioni) sia nel senso che i cosidetti migranti hanno in realtà una predisposizione a sedimentarsi e fino ad oggi dimostrando una propria ed altrui (nostre istituzioni) incapacità di civile coesistenza, sia nel senso che i permanenti altri (tout-court gli italiani residenti) hanno da di fatto subire una situazione che appunto le istituzioni non hanno la cultura nè la capacità di gestire (viene in mente la pagliacciata all'arrivo di Rouhani con funzionari incolti che immaginarono - imbevuti di propaganda quella sì oscurantista - di dover "velare i nudi scultorei...per il dileggio e il ridicolo più assoluti, allorché nelle Gallerie Vaticane il Rouhani se ne andava pacifico e soddisfatto a spasso tra belle figure immortalate in costume evitico).


Qualcuno anche di recente ha analizzata una sorta di "debolezza" di Obama nei confronti di quel vero e proprio governo-ombra dei cosidetti neo conservatori (i neo-con) ma una sua fondamentale onestà.
Finalmente, dichiarando il proprio appoggio alla Clinton per la campagna delle presidenziali getta definitivamente luce sul proprio ruolo di passepartout del PEGGIO della politica criminale, sono arrivati perfino a raccontarci che avrebbe fatto una sorta di mea-culpa sulla tragedia libica, in realtà il suo cinismo subumano viene svelato, allorché la sanguinaria campionessa delle rivoluzioni colorate viene proposta nell'empireo della superpotenza


I grandi meriti di HELLARY e della sua squadra di escort del terrorismo e dell'inganno (la Nuland, stratega del colpo di stato in Ucraina insieme al segretario-ombra Mc Cain, l'uomo con l'ex-bodyguard Shimon Elliott stranamente somigliante ad Al Baghdadi, ambasciatrice di guerra per la Siria, sono quelli di aver santificato Al Qaida (di nuovo, dopo l'Afghanistan anti-sovietico) e rilanciata la storica alleanza anglosassone con i sauditi (il generale John Owen Brennan a capo della CIA che si converte al rito wahhabita, l'oscurantismo radicale dei predoni dell'Hejaz). Samantha Power è la figura leader dei “falchi liberali”, una specie di alter ego dei “neoconservatori” nella promozione dell’interventismo dell’Impero americano. Nel corso della sua audizione di conferma al Senato ha esclamato: «Questo paese è il più grande paese della Terra. Non chiederò mai scusa per l’America!») si possono vedere in giro per il mondo: quella che in un mondo "normale" verrebbe inventariata perlomeno come una delle più grandi opere idrauliche della storia della civiltà umana (irrigare il deserto del Sahara e le lande desolate della Cirenaica e della Tripolitania) veniva bombardata nel maledetto 2011 dai maledetti piloti della coalizione sotto l'egida NATO (che altro non è che una sorta di merceNAriaTO al soldo degli interessi dell'America).


Obama indica agli americani la strada per la civiltà "Nessuno meglio di lei" e il candidato della manciuria, Sanders, è lesto ad accodarsi, nella lotta comune contro il mostro Trump.
Purtroppo sappiamo che la storia era già scritta, solo che questa volta avremo a che fare davvero con le forze oscure.
"Dopo aver seguito brillanti studi di diritto a Yale, la Powers diventa giornalistasportiva per la CNN, un canale d’informazione internazionale la cui redazione ospita membri del 4º Gruppo Operazioni Psicologiche di Fort Bragg (unità dell’Esercito americano per lo svolgimento di attività psicologiche e di propaganda, ndt). Entra al Carnegie Endowment for International Peace come assistente di Morton Abramowitz, allora anche direttore del National Endowment for Democracy (NED), il volto legale della CIA. Durante la guerra in Bosnia-Erzegovina è reporter per il Boston Globe, The Economist, New Republic e U.S. News and World Report. Poi incontra Richard Holbrooke, che diventa il suo mentore. Holbrooke aveva organizzato l’indipendenza della Bosnia-Erzegovina, allora guidata da Alija Izetbegović, alla fine di una guerra voluta dagli Stati Uniti per smembrare la Jugoslavia. Samantha Power non poteva ignorare che Izetbegović era circondato da tre consulenti: per la diplomazia il neoconservatore americano Richard Perle, per la comunicazione il lobbista francese Bernard-Henri Lévy e per le questioni militari l’islamista saudita Osama bin Laden... È al Consiglio per la sicurezza nazionale che conosce il vice di Hillary Clinton, l’ex “proconsole americano” in Libano, Jeffrey Feltman, mentre prepara la “Primavera araba”: si tratterà di rovesciare i regimi laici arabi (Tunisia, Egitto, Libia, Siria e Algeria), alleati o meno degli Stati Uniti, e di mettere al potere i Fratelli musulmani.
Quando Gheddafi dichiara che il suo paese è attaccato da Al-Qa’ida, muove il suo esercito verso Bengasi per riprendere le basi militari che i terroristi hanno conquistato e (i traduttori dicevano che ) annuncia con enfasi che se non se ne vanno farà «scorrere fiumi di sangue», Samantha Power ha un discorso già pronto. Le agenzie di stampa occidentali fanno credere che il paese sia alle prese con una rivoluzione popolare e che Gheddafi si accinga a uccidere il suo stesso popolo. È pertanto necessario che gli Stati Uniti prevengano il genocidio che si sta preparando. Rapidamente, la guerra contro la Libia, pianificata dal 2001, si mette in moto. L’operazione costerà la vita a 160.000 persone e ne sposterà più di altri quattro milioni. "

Questi soggetti hanno rappresentato ognuno svariati capitoli di una anti-storia, la Powers aveva già le mani sporche del sangue della Jugoslavia, così come il clan dei Clinton e noi, l'Europa, siamo paesi satelliti di questi mostri, la Francia ha già inviato reparti speciali in Siria in appoggio ai famosi "ribelli moderati" mentre Putin, nell'eterno gioco delle parti rischia l'ennesimo errore di valutazione, sulla pelle - sempre - degli altri. Fermare il Mostro nel 2011 era possibile, legittimo ed intelligente. Giulietto Chiesa al mio quesito sull'argomento rispose che Putin aveva ed ha da guardarsi le spalle anche in patria. Non ne dubito, ma lo scenario mondiale richiede più accortezza e forse più coraggio e meno superbia, il mondo arabo ed africano è un mondo con cui rapportarsi, non un campo di giochi di guerra.

giovedì 2 giugno 2016

OBAMA E HELLARY: L'ALTERNANZA INFERNALE - JOBS ACT, LA MELA AVVELENATA - IL PEGGIOR ERRORE DELLA POLITICA ESTERA



Barack Obama durante la commemorazione della mattanza nucleare di Hiroshima e Nagasaki "La morte è scesa dal cielo...Ed il mondo è cambiato"  con il tono messianico di un folle ha quasi voluto sottolineare la vera e propria volontà divina del castigo inflitto ai giapponesi, o per lo meno quello che per lui e per molti come lui è il vero e proprio mandato di arbitri del Mondo, loro, gli esponenti, il frutto distillato di secoli di utopia alla ricerca della società perfetta, da Platone ad Huxley, gli argonauti del Nuovo Mondo, veri e propri "unti dal Signore".

Parte della sua missione di presidente, mi ha spiegato Obama, è incoraggiare gli altri paesi ad agire autonomamente, invece di aspettare che siano gli Stati Uniti a prendere il comando.

L'ordine sociale in Libia era a pezzi.

Il tribalismo, che si manifesta attraverso la regressione alla setta, al credo, al clan e al villaggio da parte dei cittadini disperati di Stati falliti, è la fonte di gran parte dei problemi del Medio Oriente musulmano.



Manlio Dinucci probabilmente - insieme a Marinella Correggia - l'unica penna intelligente de "Il Manifesto" ammette in un articolo su Pandora ciò che io e alcuni altri "eretici" andiamo sostenendo da tempo, ossia che il più grave errore della politica estera russa sia stata l'inerzia sul veto alla maledetta risoluzione ONU 1973, quella con cui la NATO condannò la Libia a diventare uno stato fallito, come piace agli americani esportatori della democrazia e del modello economico vincente.
Avevo parlato della questione a Roma con Giulietto Chiesa e avevo avuto il suo punto di vista, la necessità per Putin - all'epoca peraltro nemmeno presidente - di guardarsi anche da competitors "interni" ma la posizione di Dinucci che è anche collaboratore di Chiesa rilancia il tema dell'enorme miopia geopolitica.




Come avete potuto constatare non ho scritto da qualche tempo; l'ho fatto scientemente, pur avendo già preparato e predisposto una serie di bozze di articoli, ho voluto astrarmi da quel contesto da “botta e risposta” che fa tanto testata giornalistica – ed il sottoscritto non è un giornalista – per consentire a TRASVERSAL-MENTE di essere spulciato con calma, meglio dal comune navigatore della rete piuttosto che dai software di qualche “agenzia”, stuzzicati da qualcuna delle parole chiave che giocoforza capita di utilizzare, parolette come – ad esempio – Hellary, giocosa ma realistica rilettura del caso contemporaneo più autorevole di psicopatologia criminale.

Lei, la "candidata delle donne", ha alle spalle una scia di golpe sanguinosi: in Honduras, in Libia (con l'aggravante dell'assassinio del presidente libico) e in Ucraina. Quest'ultimo paese è ora un parco a tema della CIA, brulicante di nazisti e linea del fronte di una fattibile guerra con la Russia. È stato attraverso l'Ucraina – letteralmente, terra di confine – che i nazisti di Hitler invasero l'Unione Sovietica, che perse 27 milioni di persone. Questa catastrofe immane è tuttora molto sentita in Russia. La campagna presidenziale della Clinton ha ricevuto denaro da nove su dieci tra le più grandi aziende manufattrici di armi al mondo. Nessun altro candidato si avvicina a tale record, come ci ricorda John Pilger.

No, non ho dimenticato i temi della nostra contemporaneità, gli argomenti taciuti o trasformati a bella posta dalla vague mediatica di regime, non ho dimenticato la nostra realtà di colonia (curioso, in Aprile una sera ascoltavo in treno una conversazione tra nigeriani che discutevano in un inglese mischiato a yoruba del dramma della Libia – erano i giorni dell'intervento si intervento no - e uno di costoro riferendosi evidentemente a noi, alla nostra mentalità di italiani, affermava tra l'altro che “gli italiani hanno un'attitudine coloniale”) e di colonizzati che si atteggiano arrogantemente a colonizzatori, il TTIP, il MUOS, i “doni” di Obama a Renzi, sulla falsariga di un concreto e lugubre Harry Potter ed i doni della morte, il problema identitario di un Mediterraneo che sempre più vede frainteso il suo proprio ruolo di crocevia di culture, anche lui colonizzato dalle folli intuizioni dei signori della utopia, quei figli di un degradato sogno platonico della ricerca di equilibri e società ideali.



LA DEMOCRAZIA...ALTRA UTOPIA PERDUTA
come è possibile che in tutta l'UE l'opinione pubblica è contraria agli OGM, a sostanze chimiche tossiche come il Roundup o il glifosato e contro trattati commerciali criminali come il TTIP, ma i leader politici stanno facendo tutto il possibile affinché tutte queste cose si realizzino? E' questo il modo di ottemperare ad una carica pubblica? Di certo non in una democrazia.

I signori della Utopia (Il Nuovo Mondo, e quale dimensione sociale meglio delle colonie della Nuova Inghilterra e discendenti vari avrebbe meglio potuto definirsi corrispondente a questo percorso filosofico?) divenuti i satrapi della Distopia.

E volevo anche capire se queste nostre riflessioni in rete, sul web, hanno in realtà un qualche riscontro, se – cioè – fruttano qualche anche solo privata riflessione. Ed ho avuto questa conferma, non ci sono soltanto giovani e meno giovani che si bevono le infamie della stampa e dei portavoce ufficiali, si sta evolvendo una mentalità critica, l'unico pericolo vero è che il disgusto per la classe dirigente – la classe politica non è più per me un canone né un termine di riferimento, confuse come sono ormai le realtà – porti all'abbandono delle urne, anche se non ci sono ormai veramente più realtà politiche cui riferirsi.
In queste settimane di mio silenzio sulla rete ho avuto modo di constatare che vi è davvero un numero crescente di scettici nei confronti delle notizie-propaganda che quotidianamente, via etere, via stampa, via web, vengono propagate. Abbiamo parlato nei mesi scorsi di messaggi nemmen tanto subliminali inoculati all'ora di cena – ma scopro, in realtà, a getto continuo con serial che pare vadano avanti da decine d'anni o giù di lì – che suggeriscono la necessità di adottare sistemi magari un po' “spicci” per ottenere informazioni dalla gente (brutta gente, comunque) e comunque “salvare delle vite”. Gli stessi filoni ci parlano di problemi – tipicamente statunitensi, ricordiamo che gli USA nei loro duecentosessant'anni di storia (proprio così, mentre la Persia o Iran che dir si voglia affonda le proprie radici nei millenni, mentre quel mattatoio disordinato e corrotto che è l'Iraq una volta dava vita all'Impero Babilonese, si parte grossomodo dal 2500 avanti Cristo, e così via) ne hanno vissuti solamente 7 di pace... (per il dopo Vietnam si parla di qualcosa come 60.000 suicidi tra i veterani), non c'è da stupirsi del fatto che uno dei temi ricorrenti sia per l'appunto quello dello stress post-traumatico. E nemmeno c'è da stupirsi che i soggetti colpiti vengano interpretati spesso e volentieri come soggetti pericolosi ovvero travisati in millantatori, falsi invalidi e stupratori... Purtroppo che gli americani siano disturbati risulta chiaro dalla loro cinematografia spicciola, killer seriali, sadici demenziali, stupratori e pedofili sono i loro quotidiani incubi (o eroi, non mi è ancora ben chiaro), mischiati alla ricerca di un contatto con una spiritualità che hanno loro per primi disinnescata, con una forma di positivismo tecnologico di stampo neo-coloniale che cercano di imporre – purtroppo riuscendoci – a tutto il mondo.
Non è banale il guardare certi programmi televisivi, è di certo stomacante ma è una prospettiva da non trascurare, è comunque il progetto di un modello di società in cui tutti possono essere il Mostro e l'unico riferimento sicuro è quello in una Autorità sovrana... ed imparziale, severa ed efficiente, che può vedere tutto, che scopre i malviventi dalle carte di credito (indispensabili come ci ricorda una pubblicità recente, quella della “moneta moderna” quella “per tutti” non quella “per pochi”, paga con la carta, il contante è il nemico, come se le transazioni dei Mostri della finanza assassina si svolgessero con fasci di banconote...) li persegue e fa giustizia. Perché Legge e Giustizia non sempre vanno a braccetto...

Ancora in treno ma in maggio mi sono appropriato di una copia dell'Internazionale (Internazionale 6/12 maggio 2016 n° 1152) di una cortese dirimpettaia ed ho potuto apprezzare alcune vere e proprie perle dall'intervista ad Obama in The Atlantic, le riporto perché decisamente drammatiche nel contenuto,

...Parte della sua missione di presidente, mi ha spiegato Obama, è incoraggiare gli altri paesi ad agire autonomamente, invece di aspettare che siano gli Stati Uniti a prendere il comando.

L'ordine sociale in Libia era a pezzi.

Il tribalismo, che si manifesta attraverso la regressione alla setta, al credo, al clan e al villaggio da parte dei cittadini disperati di Stati falliti, è la fonte di gran parte dei problemi del Medio Oriente musulmano...”
piuttosto che non ridicole nei contenuti espressi. Ed è da qua che voglio ripartire, mentre la canea mediatica insiste nella regìa di disinformazione sulle realtà nordafricane, mentre un mondo di idioti persevera nell'aggressione agli Stati Nazionali (sono state rinnovate le sanzioni alla Nazione Siriana) mentre i nostri ministri sbaciucchiano i reduci dall'India nemmeno fossero – riporto un commento di un lettore dal sito di Fulvio Grimaldi – dei novelli Durand de La Penne.

Obama il presidente di colore e quindi per antonomasia – a torto, per un automatismo di demenziale ignoranza ed atavici e malintesi sensi di colpa - accomunato ai veri Negri della Storia come Luther King e come Robert Kennedy ed autorizzato a propalare qualsiasi stupidaggine criminale come fosse il Verbo. “Il tribalismo” che è la base storica delle società umane in aggregazione “la regressione al credo” , “al clan e al villaggio” che rappresentano l'eternità e la continuità per le culture tradizionali.
Nel 2009, Obama promise di aiutare "a liberare il mondo dalle armi nucleari" ed è stato insignito del premio Nobel per la pace. Nessun presidente americano ha costruito più testate nucleari di Obama. Sta "modernizzando" l'arsenale da giorno del giudizio degli Stati Uniti, tra cui una nuova "mini" arma nucleare, le cui dimensioni e la cui tecnologia "intelligente", dice un importante generale, garantisce che il suo uso "non è più impensabile", ha modernizzato l'arsenale coloniale che ci troviamo sotto i piedi, ricevendo i ringraziamenti da servo di Renzi.
La menzogna dilaga, le storie strappalacrime vengono costruite con scoop a tavolino, alla maniera di Robert Capa e la famosa immagine del miliziano spagnolo colpito/non colpito, col bimbo annegato riposizionato ad arte,
Preparazione dell' Image-choc del bimbo annegato, notare le scarpette dalla suola rossa.

Ed ecco il "prodotto" finito.

mentre i bimbi di Gaza sono difficili da riposizionare, dopo che i caccia israeliani li hanno fatti a pezzi mentre giocano a calcio sulle spiagge.
Raed Mohammed Sari ammazzato mentre giocava a pallone, immagine non molto pubblicizzata  delle spiagge di Gaza

L'ultimo commento di un lettore – anonimo – che ho pubblicato mi pare che utilizzando le parole del Divino Poeta suggerisse di elevarsi con lo sguardo e col pensiero, ma è abbastanza difficile, nel quotidiano, poterlo fare, anche se da sempre il sottoscritto – penso salvandosi abbastanza la ragione e quindi anche lo spirito e la vita – cerca di farlo, senza necessità di suggerimenti, anzi proponendo ad altri il proprio approccio.
E' proprio perché rivolgiamo lo sguardo a cose elevate che possiamo veder la differenza dalla suburra che ci viene quotidianamente proposta, è proprio perché diffidiamo, noi che ci siamo guardati attorno, che abbiamo viaggiato e toccato con mano, che abbiamo affrontato il nostro percorso umano senza pregiudizi, sbagliando spesso ma alla fin fine mai, perché ogni scelta fatta – ben diversamente dalle banderuole opportuniste – guardacaso sempre in controtendenza, di bolina e quindi controvento, ci ha portati più avanti, magari con fatica (la bolina è l'andatura più dura e lenta nella navigazione a vela) ma ci ha dato una disciplina.
E la disciplina non è una settimana di vacanza, il Cammino di Santiago non lo si compie a tappe inframmezzate da altri impegni, secondo il principio che “tutti possono fare tutto” (il principio della coca-cola e dello smartphone), il Cammino è un qualcosa che ti porta ad astrarti da un quotidiano, è un qualcosa che ricerchi in te, ed ha i suoi tempi, non i tuoi, tu hai i tuoi tempi di adattamento ma il Cammino ha i suoi per penetrarti e liberarti da quella gabbia di quotidianità che ti imprigiona i neuroni. Ho citato l'esempio del Cammino perché lo trovo perfetto come esempio di “evasione” (passatemi il termine anche se all'apparenza – ma non lo è – frivolo).
E purtroppo la realtà italica è di una miseria disarmante, abbiamo sindaci arroganti e incapaci,


 attorniati da funzionari spesso altrettanto incapaci ed irresponsabili (pensate a Firenze con un intero tratto di Lungarno che sprofonda in orizzontale, come un montacarichi e nessuno che si pone la domanda di cosa ci sia sotto, subito ad accusare un tubo dell'acqua mentre al piano di sotto da dugent'anni almeno corre una galleria di cloaca con una bocca sul fiume di non meno di quattro metri


di apertura, proprio di fronte agli Uffizi e nessuno sembra saper fare 2 + 2) , e - su su – tutta la scala gerarchica che si è fatta le ossa preparando pizze nelle feste delle cellule di paese di questo o quel partito “storico” o di quell'altra associazione “filantropica”, il jobs-act partorito all'apparenza dalla fertile mente di un ex amministratore locale autoproclamato Primo Ministro ma in realtà concepito dalle menti luciferine della finanza internazionale mostra dopo tre anni il suo evidente significato (evidente fin dall'inizio per i non mentecatti) : la disoccupazione normata ed obbligatoria, con l'impedimento alla riassunzione che condanna i giovani a – letteralmente – prostituirsi. I sindacati non esistono più in Italia o forse servon soltanto a dare stipendi ad altri servi del mondialismo selvaggio. Delle sommosse in Francia non parla nemmeno un telegiornale, il mondo della dignità esiste anche in Europa, non in questa Italia ridicola che festeggia il 2 giugno con criminale ipocrisia fingendo di aprire le sale del potere ad un popolo di giovani che ne è escluso.
No, cito ancora Grimaldi e rispondo a chi anche a quattr'occhi mi ha chiesto perché mi accanisca sulla politica internazionale e mi interessi a Paesi falliti (come li definisce il seriale color cioccolata), c'è davvero per me maggior stimolo a guardare verso Paesi dove la gente ha ancora una dignità, dove esistono ancora radici, dove c'è davvero una Resistenza, vera, contro il mostro.
E' la vecchia storia del Bene contro il Male, e quest'ultimo oggi ha l'arroganza di nemmeno più travestirsi, sghignazza, in barba ai cretini.  

venerdì 25 marzo 2016

BRUXELLES - GIULIETTO CHIESA - I DONI DI ERDOGAN



FONDAMENTALE E' L'INTERVISTA A GIULIETTO CHIESA SUI TEMI LEGATI  AGLI
ATTENTATI DI BRUXELLES, ESEMINATI ATTRAVERSO LA LENTE DI INGRANDIMENTO DELL'ARITMETICA (E DELLA PIU' BASILARE INTELLIGENZA)


Salah Abdeslam era soggetto noto ai Servizi segreti, notoriamente lontano anni luce dagli ambiti del cosidetto fondamentalismo islamico tenutario di un locale a metà strada tra il bordello e lo spaccio di droga, catturato dopo che da quattro mesi viveva "nascosto" a casa sua.

I cosidetti kamikaze erano tutti ben noti ai Servizi segreti (americani di certo, visto che hanno lamentato loro stessi una scarsa disponibilità dei belgi a condividere le informazioni) e comunque hanno potuto muoversi liberamente. Uno dei cosidetti "del Bataclan" è saltato in aria seduto al bar mentre aspettava un aperitivo (un musulmano integralista...) ed è rimasta lievemente ferita la cameriera che lo stava servendo: alla faccia del corpetto esplosivo. Non è che era il "solito" telefonino esplosivo di memoria mediorientale?
E poi ma la sede NATO non è a Bruxelles?!

LA PROFEZIA DI ERDOGAN SU BRUXELLES.

LE  CONFIDENZE DI ERDOGAN :


Il Presidente turco Erdogan si sarebbe vantato di aver “trasferito” un potenziale terrorista in Belgio. Secondo Erdogan, Bakraoui sarebbe in precedenza stato arrestato in Turchia, nella provincia di Gaziantep come un terrorista e da lì inviato come “profugo” in Belgio..






domenica 13 marzo 2016

MIGRANTI E PROFUGHI. MIGRANTI O PROFUGHI? QUALI PROFUGHI. IN FUGA DA COSA.

Voglio pubblicare per intero una riflessione ed un testo che mi son stati inviati "anonimamente" un paio di giorni addietro da un frequentatore di questo forum. Il tema è assolutamente cogente, si estrinseca più in concetti antropologici e geostrategici che non meramente sociali. Sicuramente sarebbe  - più che ingenuo, demenziale - affrontarlo unicamente in termini di generica solidarietà o facili pietismi. Come, più che spesso, di fatto accade. E' una riflessione che introduce e spiega bene - grazie anche all'articolo tratto dalla stampa "gigliata", quella che può esprimere ogni concetto senza rischi di scomunica, indice, censura o rogo - un argomento di cui cercherò di argomentare nel prossimo articolo, per adesso prendiamo atto di testimonianze "sul campo" e cerchiamo di ricordare chi sono gli interlocutori, e qual'è il loro rapporto con il loro "oltremare", che le antenne paraboliche hanno - da decenni ormai -
Yasser Abou Hilala,  PDG  di Al Jazeera, la catena televisiva "moderata" e testimone delle atrocità dei "tiranni"
evidenziato sotto una "certa"  luce, una immagine comunque di una sorta di Paese della Cuccagna, luoghi - per chi viene dalle realtà di culture tradizionali, con precisi doveri e precise gerarchie familiari e sociali - senza regole davvero vincolanti, dove forse l'unico linguaggio comune e riconosciuto è quello del bakscish, la mancia... ah, dimenticavo, la "nostra" realtà, per "loro" dopo le Primavere Arabe e le storie sui "tiranni sanguinari" propalate da stampa e giornali è precisamente quella di gente con l'anello

HELLary Clinton        
Come Presidente, io un domani assicurerei allo stato sionista tutti gli appoggi militari, diplomatici, economici e morali necessari per vincere davvero Hamas – e se questo significa uccidere 200.000 abitanti di Gaza, che sia così“ da http://www.controinformazione.info/hilary-clinton-la-candidata-della-lobby-sionista-per-frenaretrump-permettero-che-israele-uccida-fino-a-200-000-palestinesi-abitanti-di-gaza/


 al naso, noi, non loro, noi che ci siamo fatti raccontare da un imbecille con gli orecchi a sventola che i suoi mercenari diffondono benessere e libertà in giro per il mondo, un imbecille che si fa consigiare da una belva psicopatica come HELLary Clinton, futuro presidente degli USA... e magari col suo curriculum prossimo premio NOBEL.


Buonasera,

Le giro questo articolo ... estrapolato da un quotidiano.... il Giornale, contiene molte verità. In passato ho collaborato con un prestigioso studio legale di Milano, che si occupava di un settore di nicchia come quello dei richiedenti asilo. Non ha idea delle balle che si inventavano. I curdi del kurdistan venivano accompagnati dall'amico pronto a testimoniare che i primi erano stati ferocemente torturati. Solo una minima percentuale erano veramente perseguitati e questi ultimi spesso, purtroppo, vedevano rifiutata la richiesta di asilo. Intendiamoci: solo chi ha l'anello al naso e si lascia abbindolare dal pensiero unico dominante e dal sapiente uso mediatico di termini quali "disperati" e "profughi" può pensare che questi colossi di 1,90 con smartphone siano dei perseguitati politici. Ma è inutile parlarne...è stato già tutto deciso altrove.

Saluti







“La maggior parte delle storie sono inventate, costruite”. Uchenna - nome di fantasia della fonte che chiede di rimanere anonima - fa l'interprete per i profughi che si presentano a fare domanda d’asilo. Per questo può dire davvero, e senza filtri ideologici, chi sono veramente gli immigrati che arrivano sulle nostre coste.


Essere mediatore culturale per la commissione territoriale, cioè quella che decide se e chi può ottenere lo status di rifugiati, permette infatti di toccare con mano le storie (vere o presunte) dei profughi. Quello che ne esce fuori è un'immagine ben diversa da quella del migrante bisognoso che viene disegnata dai media.

A giudicare i richiedenti asilo dovrebbero esserci quattro persone per ogni commissione: un rappresentate della prefettura, uno dell'Unhcr, un'altro del Comune e l'ultimo per la questura. "Ora rimangono solo in 1 o 2 a seguire l'intervista - dice Uchenna - perché ci sono diversi problemi di carattere organizzativo". Da inizio anno arrivano talmente tante richieste che se fossero tutti presenti ad ogni colloquio non si finirebbe mai. Il sistema è praticamente al collasso: "Adesso riusciamo a fare 8 interviste al giorno, ma il ministero dell'Interno ha mandato una circolare per obbligarci a farne più di 12". Ci riuscite? "Non proprio, ma dobbiamo: infatti la commissione non va in vacanza. Abbiamo il lavoro programmato fino al 2017".

Questo significa che in alcuni casi i tempi di attesa per ottenere il parere della commissione possono essere estremamente lunghi. Intanto l'Italia ospita a spese proprie numerosi immigrati che poi non otterranno mai lo status si di rifugiato. E sono molti, moltissimi: "La maggioranza di quelli che dalla Nigeria stanno arrivando sulle coste italiane - afferma Uchenna - non fuggono certo da pericoli: sono in cerca di soldi e successo per poter tornare un giorno a casa e pavoneggiare la ricchezza raggiunta".

Per farlo, quindi, molte volte s'inventano storie di sofferenze e persecuzioni che non hanno mai subito: "Mi capita spesso di sentir raccontare la stessa identica storia da diversi immigrati".

Come si fa a capire se quello che raccontano è vero?

"Si basa quasi tutto sull'ultima domanda, quando viene chiesto il motivo per cui non si vuole tornare nel proprio paese. Spesso le risposte sono fantasiose: qualcuno dice di aver paura che una volta rientrato a casa il padre sia intenzionato ad ucciderlo. Capisce anche lei che per valutare situazioni simili ci sono ben pochi elementi".

Quali risposte danno solitamente gli immigrati a questa domanda?

"Da qualche tempo molti nigeriani affermano di essere soggetti ad un malocchio: raccontano di una setta che sarebbe presente in Nigeria e che perseguita chi non entra a far parte dell’associazione”

Abbastanza fantasiosa...

"Mi capita di ascoltarne tante altre. E tutte che si ripetono".

Quali?

"Le donne, per esempio, raccontano di essere state trascinate in case chiuse in Libia e sfruttate come prostitute. Tra gli uomini, invece, è tipica la storia dei problemi di eredità. Sarebbero scappati perché, una volta diventati orfani, un loro parente malvagio e più ricco starebbe provando ad impossessarsi del loro patrimonio. La storia suona così: 'Lo zio mi ha denunciato per cose che non ho mai fatto, ma vista la sua posizione sociale è più potente di me. E per queso ho paura'".

Sente davvero così spesso questi racconti?

"Assolutamente sì. E c'è molto di falso: prima di iniziare con la storia dello 'zio cattivo' narrano di essere figli unici e di non aver nessun familiare a casa. Ma è rarissimo che ci siano famiglie con un solo figlio: in Nigeria minimo si hanno tre fratelli".

E queste 'scuse' vengono di solito accettate o rigettate dalla commissione?

"Come interprete non vengo a sapere se un intervistato ottiene o meno l'asilo. Ma durante l'intervista riesco a capire se si sta mentendo o se si dice la verità: le donne, ad esempio, estremizzano le storie di violenza sessuale, ma non è difficile comprendere se l'hanno subita davvero oppure no. Questo nonostante i profughi siano ben accorti nel documentarsi su quello che raccontano”.

Ad esempio?

"Senza citare nomi, alcune ragazze raccontano di essere lesbiche e qualcuno alla commissione ha anche portato un foglio stampato da internet di un articolo riguardante un evento di omofobia in Nigeria. Senza contare, poi, che sovente non appena si siedono all'interrogazione chiedono di cambiare la data di nascita".

Perché?

"Provano a farsi passare per minorenni, così da ottenere senza problemi il diritto d'asilo. Questo comportamento dovrebbe far scattare più di un campanello d'allarme: è probabile che dietro quella persona non ci sia nessuBuonasera,

Le giro questo articolo. Per quanto estrapolato da un quotidiano senz'altro parziale, quale il Giornale, contiene molte verità. In passato ho collaborato con un prestigioso studio legale di Milano, che si occupava di un settore di nicchia come quello dei richiedenti asilo. Non ha idea delle balle che si inventavano. I curdi del kurdistan venivano accompagnati dall'amico pronto a testimoniare che i primi erano stati ferocemente torturati. Solo una minima percentuale erano veramente perseguitati e questi ultimi spesso, purtroppo, vedevano rifiutata la richiesta di asilo. Intendiamoci: solo chi ha l'anello al naso e si lascia abbindolare dal pensiero unico dominante e dal sapiente uso mediatico di termini quali "disperati" e "profughi" può pensare che questi colossi di 1,90 con smartphone siano dei perseguitati politici. Ma è inutile parlarne...è stato già tutto deciso altrove.

Saluti







“La maggior parte delle storie sono inventate, costruite”. Uchenna - nome di fantasia della fonte che chiede di rimanere anonima - fa l'interprete per i profughi che si presentano a fare domanda d’asilo. Per questo può dire davvero, e senza filtri ideologici, chi sono veramente gli immigrati che arrivano sulle nostre coste.


Essere mediatore culturale per la commissione territoriale, cioè quella che decide se e chi può ottenere lo status di rifugiati, permette infatti di toccare con mano le storie (vere o presunte) dei profughi. Quello che ne esce fuori è un'immagine ben diversa da quella del migrante bisognoso che viene disegnata dai media.

A giudicare i richiedenti asilo dovrebbero esserci quattro persone per ogni commissione: un rappresentate della prefettura, uno dell'Unhcr, un'altro del Comune e l'ultimo per la questura. "Ora rimangono solo in 1 o 2 a seguire l'intervista - dice Uchenna - perché ci sono diversi problemi di carattere organizzativo". Da inizio anno arrivano talmente tante richieste che se fossero tutti presenti ad ogni colloquio non si finirebbe mai. Il sistema è praticamente al collasso: "Adesso riusciamo a fare 8 interviste al giorno, ma il ministero dell'Interno ha mandato una circolare per obbligarci a farne più di 12". Ci riuscite? "Non proprio, ma dobbiamo: infatti la commissione non va in vacanza. Abbiamo il lavoro programmato fino al 2017".

Questo significa che in alcuni casi i tempi di attesa per ottenere il parere della commissione possono essere estremamente lunghi. Intanto l'Italia ospita a spese proprie numerosi immigrati che poi non otterranno mai lo status si di rifugiato. E sono molti, moltissimi: "La maggioranza di quelli che dalla Nigeria stanno arrivando sulle coste italiane - afferma Uchenna - non fuggono certo da pericoli: sono in cerca di soldi e successo per poter tornare un giorno a casa e pavoneggiare la ricchezza raggiunta".

Per farlo, quindi, molte volte s'inventano storie di sofferenze e persecuzioni che non hanno mai subito: "Mi capita spesso di sentir raccontare la stessa identica storia da diversi immigrati".

Come si fa a capire se quello che raccontano è vero?

"Si basa quasi tutto sull'ultima domanda, quando viene chiesto il motivo per cui non si vuole tornare nel proprio paese. Spesso le risposte sono fantasiose: qualcuno dice di aver paura che una volta rientrato a casa il padre sia intenzionato ad ucciderlo. Capisce anche lei che per valutare situazioni simili ci sono ben pochi elementi".

Quali risposte danno solitamente gli immigrati a questa domanda?

"Da qualche tempo molti nigeriani affermano di essere soggetti ad un malocchio: raccontano di una setta che sarebbe presente in Nigeria e che perseguita chi non entra a far parte dell’associazione”

Abbastanza fantasiosa...

"Mi capita di ascoltarne tante altre. E tutte che si ripetono".

Quali?

"Le donne, per esempio, raccontano di essere state trascinate in case chiuse in Libia e sfruttate come prostitute. Tra gli uomini, invece, è tipica la storia dei problemi di eredità. Sarebbero scappati perché, una volta diventati orfani, un loro parente malvagio e più ricco starebbe provando ad impossessarsi del loro patrimonio. La storia suona così: 'Lo zio mi ha denunciato per cose che non ho mai fatto, ma vista la sua posizione sociale è più potente di me. E per queso ho paura'".

Sente davvero così spesso questi racconti?

"Assolutamente sì. E c'è molto di falso: prima di iniziare con la storia dello 'zio cattivo' narrano di essere figli unici e di non aver nessun familiare a casa. Ma è rarissimo che ci siano famiglie con un solo figlio: in Nigeria minimo si hanno tre fratelli".

E queste 'scuse' vengono di solito accettate o rigettate dalla commissione?

"Come interprete non vengo a sapere se un intervistato ottiene o meno l'asilo. Ma durante l'intervista riesco a capire se si sta mentendo o se si dice la verità: le donne, ad esempio, estremizzano le storie di violenza sessuale, ma non è difficile comprendere se l'hanno subita davvero oppure no. Questo nonostante i profughi siano ben accorti nel documentarsi su quello che raccontano”.

Ad esempio?

"Senza citare nomi, alcune ragazze raccontano di essere lesbiche e qualcuno alla commissione ha anche portato un foglio stampato da internet di un articolo riguardante un evento di omofobia in Nigeria. Senza contare, poi, che sovente non appena si siedono all'interrogazione chiedono di cambiare la data di nascita".

Perché?

"Provano a farsi passare per minorenni, così da ottenere senza problemi il diritto d'asilo. Questo comportamento dovrebbe far scattare più di un campanello d'allarme: è probabile che dietro quella persona non ci sia nessun passato di violenze o sofferenze. Durante l'intervista basta guardare il volto dei migranti per capire se hanno subito soprusi: si legge negli occhi se quello che raccontano lo hanno subito sulla loro pelle o se l'hanno preparato a tavolino".

Non è assurdo che l'Italia debba sostenere i costi dell'accoglienza per sentirsi raccontare queste bugie?

"Se io facessi parte della commissione non saprei come reagire. Spesso suggerisco ai richiedenti asilo di dire la verità, ma loro alla fine mi chiedono: 'Ho detto bene la storia?'. Quando sento queste cose capisco che quello che hanno raccontato è una sorta di favoletta imparata a memoria".

Passiamo oltre. Come mai tutti quelli che arrivano sui barconi sono senza documenti?

"Chi approda in Italia dice di non averlo mai avuto o di averlo perso in Libia. In Nigeria falsificare documenti e cambiare più volte identità è una cosa normale. Fanno lo stesso durante il riconoscimento a Lampedusa".

Come fa ad esserne certo?

"Prendo come esempio sempre la Nigeria: se hai un determinato nome o cognome si capisce se provieni dal Nord o dal Sud. Ci sono state persone che mi hanno detto di essere in fuga dalla lotta tra cristiani e mussulmani che c'è nel Nord del Paese. Poi però hanno un nome "meridionale": mi fa pensare che ci sia di mezzo una menzogna. La maggior parte delle identità vengono inventate all’arrivo, questo rende praticamente impossibile verificare davvero la storia dell'immigrato".

Quale tipologia di persone decide di intraprendere il "viaggio della speranza"?

"Partono i ragazzi che vogliono vedere l'Europa, giovani che hanno accumulato dei soldi e che hanno dei contatti per organizzare il viaggio. Tutto è studiato e ci sono persone qui in Italia che favoriscono questi flussi.

Non è vero che ad arrivare sono le persone indigenti, che ovviamente non hanno le risorse per affrontare un simile percorso. Salgono sui barconi quei giovani cui magari era stato rifiutato il visto ufficiale. Lo dice anche un mio collega: ‘Sveglia Uchenna, questi mentono tutti’”.

Perché vengono qui?

“I nigeriani sono persone appariscenti. Vengono in Europa con la speranza di arricchirsi e poi tornare a casa per costruirsi una bella casa, ostentando la propria ricchezza”.

Tra i migranti che arrivano in Italia ci sono anche persone pericolose?

“Piuttosto credo che lo diventino dopo. Una volta ottenuto il permesso di soggiorno, questi ragazzi pensano di trovare immediatamente lavoro. Ma l’Italia non è l’Eldorado, così vanno a finire nelle mani degli spacciatori di droga che spesso sono loro connazionali. I nigeriani in Italia gestiscono droga e prostituzione”.

Come si risolvono questi problemi?

“Da immigrato regolare dico che l’Italia è troppo debole. Il fatto che ci sia la possibilità di fare ricorso contro la decisione della commissione è assurdo. Nel frattempo, infatti, queste persone vivono nella clandestinità a spese dell’Italia. Bisogna rendere più dura le legge sull’immigrazione: nel momento in cui la domanda d’asilo è stata rigettata, gli immigrati devono essere rimandati immediatamente nel loro Paese. Più l’Italia continua ad essere poco chiara sul tema, più queste persone ne approfitteranno per partire dall’Africa anche se sanno benissimo di non aver nessuna possibilità di ottenere accoglienza. Ma in Italia vige la legge del ‘poverino’”.

Cos’è?

“Nelle commissioni si sente dire ad ogni racconto strapplacrime: ‘Poverino’. Eppure questi spesso non fanno che raccontare bugie”.n passato di violenze o sofferenze. Durante l'intervista basta guardare il volto dei migranti per capire se hanno subito soprusi: si legge negli occhi se quello che raccontano lo hanno subito sulla loro pelle o se l'hanno preparato a tavolino".

Non è assurdo che l'Italia debba sostenere i costi dell'accoglienza per sentirsi raccontare queste bugie?

"Se io facessi parte della commissione non saprei come reagire. Spesso suggerisco ai richiedenti asilo di dire la verità, ma loro alla fine mi chiedono: 'Ho detto bene la storia?'. Quando sento queste cose capisco che quello che hanno raccontato è una sorta di favoletta imparata a memoria".

Passiamo oltre. Come mai tutti quelli che arrivano sui barconi sono senza documenti?

"Chi approda in Italia dice di non averlo mai avuto o di averlo perso in Libia. In Nigeria falsificare documenti e cambiare più volte identità è una cosa normale. Fanno lo stesso durante il riconoscimento a Lampedusa".

Come fa ad esserne certo?

"Prendo come esempio sempre la Nigeria: se hai un determinato nome o cognome si capisce se provieni dal Nord o dal Sud. Ci sono state persone che mi hanno detto di essere in fuga dalla lotta tra cristiani e mussulmani che c'è nel Nord del Paese. Poi però hanno un nome "meridionale": mi fa pensare che ci sia di mezzo una menzogna. La maggior parte delle identità vengono inventate all’arrivo, questo rende praticamente impossibile verificare davvero la storia dell'immigrato".

Quale tipologia di persone decide di intraprendere il "viaggio della speranza"?

"Partono i ragazzi che vogliono vedere l'Europa, giovani che hanno accumulato dei soldi e che hanno dei contatti per organizzare il viaggio. Tutto è studiato e ci sono persone qui in Italia che favoriscono questi flussi.

Non è vero che ad arrivare sono le persone indigenti, che ovviamente non hanno le risorse per affrontare un simile percorso. Salgono sui barconi quei giovani cui magari era stato rifiutato il visto ufficiale. Lo dice anche un mio collega: ‘Sveglia Uchenna, questi mentono tutti’”.

Perché vengono qui?

“I nigeriani sono persone appariscenti. Vengono in Europa con la speranza di arricchirsi e poi tornare a casa per costruirsi una bella casa, ostentando la propria ricchezza”.

Tra i migranti che arrivano in Italia ci sono anche persone pericolose?

“Piuttosto credo che lo diventino dopo. Una volta ottenuto il permesso di soggiorno, questi ragazzi pensano di trovare immediatamente lavoro. Ma l’Italia non è l’Eldorado, così vanno a finire nelle mani degli spacciatori di droga che spesso sono loro connazionali. I nigeriani in Italia gestiscono droga e prostituzione”.

Come si risolvono questi problemi?

“Da immigrato regolare dico che l’Italia è troppo debole. Il fatto che ci sia la possibilità di fare ricorso contro la decisione della commissione è assurdo. Nel frattempo, infatti, queste persone vivono nella clandestinità a spese dell’Italia. Bisogna rendere più dura le legge sull’immigrazione: nel momento in cui la domanda d’asilo è stata rigettata, gli immigrati devono essere rimandati immediatamente nel loro Paese. Più l’Italia continua ad essere poco chiara sul tema, più queste persone ne approfitteranno per partire dall’Africa anche se sanno benissimo di non aver nessuna possibilità di ottenere accoglienza. Ma in Italia vige la legge del ‘poverino’”.

Cos’è?


“Nelle commissioni si sente dire ad ogni racconto strapplacrime: ‘Poverino’. Eppure questi spesso non fanno che raccontare bugie”.

giovedì 25 febbraio 2016

I BARONI DELLA GUERRA – LA SPERANZA NEGLI STUDENTI – LA NOMENKLATURA SI SOSTIENE NELLA TORRE D'AVORIO INSANGUINATA - MA CHI HA DETTO CHE NON C'É PIÚ AUTONOMIA DI PENSIERO? - RIDISEGNARE I CONFINI



Eppure l'idiotume dilagante nel mondo dell'informazione, sia carta stampata che via etere ed internet, quella oramai omogenea posizione supina di “ascolto” acritico dell'informazione di regime (perché è di questo che stiamo parlando, di semplice propaganda spacciata per informazione, ove la libertà di pensiero viene sbandierata ma negata quella all'informazione indipendente), poteva avere convinto i più della inutilità di ciò che in tanti stiamo portando avanti: un tentativo di dare spazio alle riflessioni critiche della parte sicuramente pensante di quella società in cui siamo immersi. Ch'è ben altra cosa dal concetto insanguinato di quell'altra “società civile” che si è resa indifferente complice dei recenti massacri della Storia (e della carne...) di paesi come la Yugoslavia, l'Iraq, la Libia, la Siria. Si, massacri della Storia di popolazioni che si son viste negare la dignità di Nazione proprio per un paradosso: per aver sostenuto e difesa la propria, secondo propri principi e valori ...non graditi a quelle che son chiamate le Grandi Potenze.
Alle sfilate di Firenze, di Roma, contro il mostro proteiforme incarnato dall'apparato coloniale della NATO la maggior parte dei partecipanti era – come il sottoscritto - oltre gli anta, generazioni che avevan sognato un qualcosa d'altro dallo scenario meschino di questi anni di rigurgiti di un colonialismo crudele, sfacciato ed arrogante, non sognatori o visionari, semplicemente gente con una coscienza, però anzianotti, il che non dava troppo calore! Poi seguivan battibecchi e distinguo, una strisciante e malcelata ignoranza di quei mondi “altri (Libia, Siria)” spesso o quasi sempre nemmen frequentati di persona ma alla meno peggio “ascoltati” da testimonianze più che sospette consolidava da sempre vere e proprie leggende metropolitane su questo o quel “sanguinario dittatore”.

Ma sembrava che il dibattito restasse oramai una cosa da altoparlanti portati per le strade da attempati intellettuali e articoli su blog alternativi, ai giovani – oberati dalla preoccupazione sul “proprio” futuro e da questa incertezza trasformati in gregge al pari degli operai degli anni '80 – non interessava niente di “ridisegnare i confini della Libia”. MA CHI HA DETTO CHE NON C'É questa sensibilità tra i giovani?! Ed è sempre a Bologna che ci riscopriamo degni di considerarci esseri pensanti!!!
"Lei in questo palazzo non può parlare perché è un guerrafondaio"

Angelo Panebianco, docente di Sistemi internazionali comparati presso l'ateneo di Bologna lunedì è stato contestato dagli studenti del Collettivo Universitario Autonomo (CUA) a causa della sua posizione di fatto interventista e – aggiungerei – atlantista in merito agli scenari contemporanei del Mediterraneo. Il docente avrebbe anche elogiato – di fatto – l'installazione del MUOS in Sicilia.



"Chi non fa tacere i teorici della guerra è complice: respinta la lezione bellica di Panebianco!
Le parole sono pietre, si dice. Certamente le parole dei think tank del potere sono direttamente responsabili delle sue azioni e dei suoi crimini, sono armi rivolte contro di noi. Quando parla, quindi, Angelo Panebianco non esprime un’opinione: con i suoi editoriali sul Corriere della Sera dà indicazioni ai politici su cosa fare, con le sue lezioni all’università si arroga il diritto di scrivere e riscrivere la storia, con i suoi intrallazzi ai vertici dell’Unibo e della scuola di Scienze Politiche decide le gerarchie accademiche. Angelo Panebianco è un noto neocon all’italiana, sostenitore delle guerre e dell’impero americano, di teorie razziste e neocolonialiste, di muri e respingimenti per i migranti, di ricette neoliberali che sono alla base della crisi, della nostra precarietà e impoverimento. Ora, con gli aerei militari che scaldano i motori, proclama la necessità di bombardare la Libia senza perdere tempo.

Dietro quelle parole ci sono milioni di morti, di morti nostri, prodotti dalle loro guerre. Dietro quelle parole c’è la fonte diretta della nostra insicurezza fisica, oltre che delle nostre condizioni di oppressione. Dietro quelle parole non c’è un incauto uomo qualunque, ma un consigliere del principe, un barone che – con i nostri soldi e nelle nostre aule – è direttamente responsabile di quei milioni di morti, morti nelle guerre, morti nel Mediterraneo, morti nelle carceri.
Per questi motivi oggi, martedì 23 febbraio, diverse studentesse e studenti di Scienze Politiche hanno interrotto la lezione di Panebianco, del suo corso dal titolo tragicamente grottesco “Teorie della pace e della guerra”. Gli hanno innanzitutto chiesto se è consapevole del ruolo che occupa, del fatto che le sue teorie della guerra sono immediatamente responsabili di crimini storici che si perpetuano. Alla reazione arrogante e scomposta del barone, che ha cercato di espellere gli studenti dall’aula, si è sollevata l’indignazione: basta con i complici della guerra, basta con i razzisti, basta con chi gioca sulla nostra pelle. Chi tace è complice, ed è complice anche chi non fa tacere i teorici dei massacri. Perciò questa lezione non la vogliamo ed è stata interrotta, Panebianco ha dovuto lasciare l’aula. Perché la guerra se ne deve andare dalle nostre aule e dalle nostre vite.
E per favore, il guerrafondaio ci risparmi il suo appello alla libertà di opinione. Lui che vorrebbe bombardare le ex colonie, lui che vorrebbe sbattere in galera o affogare in mare i migranti sospetti, lui che sognando una grande Europa sotto l’ombrello Nato scrive che “le unificazioni politiche non si fanno col burro ma con i cannoni” (sic!), dovrebbe sapere bene che quella libertà di opinione che oggi rivendica è solo la libertà del potere di continuare indisturbato nei propri crimini. Da oggi sapete una cosa in più: guerrafondai e razzisti, questa volta la lezione ve la diamo noi."

Assemblea di Scienze Politiche - Unibo



Un'amica osservava che in realtà questi studenti non sono gli omologhi del '77, avrebbero un vissuto ed una origine a suo dire “comoda” o “agiata”; non lo credo e comunque non credo si debba – oggi – sottilizzare troppo, di fatto dividendo quella che appare già da sé una debole schiera: quella dei soggetti pensanti autonomamente. Nei commenti di questi ragazzi vi sarà certo qualche ingenuità, non gliene faremo una colpa se in qualche modo concedono talora spazio alla vulgata dei tiranni locali, l'informazione è manipolata ad arte, e d'altra parte sull'argomento vi è stata una copiosa letteratura anche di veri e propri collaborazionisti d'oltremare (La dernière nuit du Rais di Yasmina Khadra, vile pamphlet che tenta di svilire l'immagine dello statista Muammar al Gheddafi) oltre che degli embedded nostrani dichiaratamente filo-imperialisti.



All'amica rispondo che no, non è più il tempo di sofismi, di primedonne che taglian le foto dal proprio blog, è il momento in cui ci si deve sdoganare reciprocamente, se davvero si ha a cuore l'informazione. Non avete idea di quanti imbecilli ci siano in giro di questi tempi a raccontare la loro fasulla verità su questi argomenti. C'è perfino chi organizza serate per parlare delle armi delle guerre di oggi. Mentecatti che si proclaman di sinistra e che ascoltano questi bebè tecnologici cresciuti a suon di war-games che mai son stati su un campo di battaglia (come Panebianco) e che nella migliore delle ipotesi con grande "intelligence" si fanno assumere – tipo il Regeni – da società di  “Ricerca” gestite da tagliagole notori.
No, amica cara, chi ha cervello e coscienza e conoscenza ha da parlare, e scrivere, e protestare, e contestare. Commentare è fare apologia? Non ci sarebbe da stupirsi di niente, al giorno d'oggi, quando non si ha il coraggio di chiamar Guerra la guerra e quando si creano califfi da semplici ex-galeotti “rieducati” alla democrazia.
John Mc Cain, uomo-ombra di Washington, con il futuro Califfo al Baghdadi

Il Partito Disintegrato (PD), per bocca di Francesca Puglisi, la responsabile nazionale scuola, pare abbia definito la protesta del CUA “non democratica” (che vuol dire?) e, per dirla ancora, grottescamente, alla Nanni Moretti “non di sinistra”. Maurizio Lupi ha commentato:“Chi è contro la libertà della cultura è solo uno squadrista” e quella del Panebianco sarebbe cultura? "E' una roba da matti, è un'infamia: mi sembra proprio che vogliamo ripercorrere un passato che, se Dio vuole, non c'era più" è stato il primo commento di un altro scienziato della cosa pubblica, anch'egli professore, Romano Prodi, forse dimentico del fatto che quel “passato” violento cui allude altro non fu se non la trappola del regime di allora per eliminare il dissenso giovanile incanalandolo di fatto nei due filoni autodistruttivi: la droga e la lotta armata. La prima era la soluzione più agevole perchè immediatamente autolesionista, la seconda richiese semplicemente un po' più di lavoro di infiltrazione...siete meno tranquilli signori professori, avete sempre i vostri sistemi ben collaudati ma non vi aspettavate che i giovani del 2016 mangiassero alla fine la foglia...

RIDISEGNARE I CONFINI
Ma vi ricordate quante volte abbiamo ascoltate, lette, le ovvie e banalmente politically-correct critiche all'operare ottocentesco dei vari governi coloniali allorché si eran divisi i territori delle varie Afriche in cui intervenivano? I confini decisi a tavolino! Che vergogna!
Allora.
Oggi pare che siamo tornati a quella fase e che questo operare sia addirittura benedetto. Oggi che la Grande Avventura riprende vita e dignità, grazie ai burattini messi in campo qua e là per destabilizzare i più svariati quadranti regionali e far man bassa di risorse (ma, ricordatelo, non è la sola molla, quella immediatamente “di pancia”) ma più che altro per imporre la propria presenza e un proprio modello di debito (ricordiamo il programma Morgenthau del 1944 elaborato dagli USA per distruggere le infrastrutture e dividere la collettività della Germania, subito seguito dal Piano Marshall che sversò in Europa miliardi che venivano riveicolati a favore di imprese americane...) e di … ricostruzione.